Iniziamo questo viaggio fantastico raccontando la storia della navigazione nel mondo antico dal III millennio avanti Cristo, età in cui si suppone siano iniziate le prime navigazioni commerciali nei mari del mondo. Come vedremo, questo periodo potrebbe essere spostato indietro di qualche  … millennio … ovvero dalla fine delle grandi glaciazioni. Scopriremo insieme le prime tecniche di navigazione e soprattutto come il mare offrì alle prime civiltà la possibilità di crescere e svilupparsi. In questo articolo, parlerò dei primi popoli che abbandonarono le terre e si spinsero in mare, sfidando le onde e le tempeste, alla ricerca di nuove terre e prosperità. A questi uomini audaci dobbiamo lo sviluppo delle nostre civiltà.

Un oceano da scoprire
Probabilmente quando gli esseri umani raggiunsero per la prima volta l’oceano restarono pieni di stupore per tale bellezza. Possiamo immaginare che l’attraversare un fiume o cercare di raggiungere un’isola vicina furono azioni dettate da motivi di sopravvivenza più che da spirito di avventura. Eravamo agli albori del neolitico ed i raccoglitori si spostavano continuamente per trovare il cibo necessario alla loro sopravvivenza. L’agricoltura sarebbe nata solo in seguito con la creazione dei primi villaggi. Si pensa che i primi tentativi di navigazione iniziarono circa undici millenni; di fatto non abbiamo molte tracce di questi primi pionieri se non qualche ancora litica e petroglifico inciso sulle pareti rocciose. Possiamo dire che le prime pagine della storia dell’Umanità furono scritte sul mare. Anche se non è possibile partire da una data certa, molti popoli antichi si distinsero per la loro marittimità. Furono loro ad iniziare la storia della navigazione, quell’arte di attraversare il mare dirigendo intenzionalmente verso una destinazione prestabilita. Il concetto iniziale di rotta era probabilmente più vicino a quello di direzione. In seguito, come vedremo più avanti, la capacità di osservare l’ambiente, riprodurlo su tela e carta, ed elaborare dati matematici al fine di disegnare rotte, consentì a questi popoli di navigare verso le loro destinazioni e di prosperare.

Una cultura antica tra le isole del Pacifico

Sembra incredibile ma nel lontano Oriente, nell’Oceano Pacifico, le popolazioni locali furono nell’antichità molto meno stanziali di quanto possiamo immaginarci. I Micronesiani ed i Polinesiani erano in grado di navigare dalle coste del sud America verso le isole del Pacifico, effettuando viaggi complessi senza l’uso di riferimenti costieri. Secondo Dennis Kawaharada, della Polynesian Voyaging Society, il loro punto di riferimento principale era il sole, ma non solo.

Il punto in cui il Sole sorge o tramonta permetteva ai navigatori di orientarsi di giorno. Di notte, il navigatore stabiliva la rotta della sua canoa sfruttando i punti in cui sorgevano e tramontavano le stelle. A mezzogiorno e nelle notti nuvolose senza stelle, il navigatore dirigeva la canoa sfruttando i venti e le onde morte dell’oceano. Dal momento che le onde morte si spostavano in linea retta il navigatore poteva orientare la canoa in modo da seguire la rotta desiderata. Dal movimento della canoa, che viaggia nella stessa direzione delle onde morte oceaniche (oppure le taglia), il navigatore capiva se l’imbarcazione stava andando nella direzione giusta.

Per aiutarsi, questi antichi navigatori erano in grado di costruire “mappe” primitive del oceano Pacifico, realizzate con conchiglie fissate su una struttura di foglie di palma e fili di cocco. Interessante il fatto che i fili indicavano la direzione delle onde morte oceaniche mentre le conchiglie rappresentavano le isole da raggiungere. La loro navigazione avveniva quindi lungo dei treni d’onda oceanici, osservati e tramandati alle nuove generazioni tramite questi intrecci di fili di cocco e palma. Questa conoscenza era ancora nota ai tempi del navigatore Cook ma si è praticamente persa con l’avvento dei sistemi moderni.

Le prime civiltà
Spostandoci nei secoli verso Occidente, troviamo un’antica civiltà, quella di Harappa, sorta intorno all’omonima città, uno dei primi agglomerati umani significativi sorti nella valle dell’Indo.

La civiltà fiorì intorno al 3300 a.C. (Neolitico) e creò un’intensa rete di commerci in tutto l’Oriente fino alla penisola arabica. Sembra che avesse una popolazione di oltre quarantamila residenti, una città estremamente popolosa per quel tempo. Nelle rovine archeologiche di Harappa sono stati ritrovati numerosi reperti che dimostrano gli intensi contatti commerciali con il resto del mondo. Si ritiene che essi fossero stati resi possibili grazie alle molte rotte commerciali marittime nei mari adiacenti, verso la penisola arabica, il golfo Persico, l’Africa e l’India.

Esaminando la geografia dell’area ed i punti di contatto essi venivano raggiunti utilizzando delle rotte costiere che consentivano di raggiungere con sicurezza i prosperosi vicini. Questo è stato comprovato dal ritrovamento di numerosi resti che fanno comprendere come lo scambio di incensi, di diverse tipologie ceramiche, dei primi manufatti ricavati dalla lavorazione delle conchiglie marine e delle perle con pietre semi-preziose di agata, ambra e lapislazzuli fossero già comuni sei millenni or sono. L’India, la penisola arabica, gli attuali Bahrain e Irak, e gli approdi nel Golfo Persico erano importanti destinazioni commerciali per l’acquisto e la vendita di quelle materie prime. In pratica esistevano “autostrade” del mare dove piccole imbarcazioni, navigando per lo più sotto costa, trasportavano le loro merci. Voglio sottolineare che  stiamo parlando di migliaia di anni fa.

Erano navigazioni sicure?
Probabilmente no. Oltre ai rischi dovuti alle tempeste, all’epoca esistevano i primi pirati che attaccavano le piccole navi nella loro navigazione sotto costa per impadronirsi delle merci e catturarne gli equipaggi da rivendere come schiavi. Molti di loro erano commercianti che arrotondavano il “mestiere” con questa pratica redditizia, oppure popolazioni che si erano dedicate a quella professione, i popoli del mare. 

Arriviamo ora nel Mediterraneo per incontrarne alcuni, forse tra i più famosi e misteriosi popoli del mare.  Non ci sono dati certi ma si presume fosse una confederazione di popoli provenienti probabilmente dall’Europa meridionale e dall’Egeo che,  sul finire dell’età del bronzo, invasero l’Anatolia, la Siria, Palestina, Cipro e l’Egitto distinguendosi per il loro coraggio e valore. Nonostante la loro origine e storia rimanga in gran parte avvolta nel mistero, i “Popoli del Mare” sono documentati da fonti scritte egizie della tarda Diciannovesima Dinastia.  Nell’ottavo anno di regno di Ramses III, ovvero nella Ventesima Dinastia, tentarono di entrare in possesso del territorio egizio. Nella grande iscrizione di Karnak, il faraone egizio Merenptah parla di “nazioni (o popoli) stranieri del mare.

Ma chi erano i popoli del mare?
Il mistero, come ho premesso, avvolge ancora la loro origine; gli archeologi hanno identificato alcuni popoli come possibili candidati.

Tra di essi i valorosi Shardana, citati per la prima volta dalle fonti egizie durante il regno di Akhenaton (1350 a.C. circa). Essi comparirono ripetutamente durante il regno di Ramses II, Merenptah e Ramses III con i quali ingaggiarono numerose battaglie navali lungo le coste e il Nilo. per il loro valore, alcuni Shardana (si dice 520) in seguito fecero addirittura parte della guardia reale del faraone Ramses II durante la battaglia di Qadeš.

Nelle raffigurazioni venivano rappresentati con lunghe spade triangolari, pugnali, lance ed uno scudo tondo. Portavano un gonnellino corto, una corazza e indossavano un elmo provvisto di corna; erano quindi molto simili ai personaggi dei bronzetti nuragici sardi. In effetti, senza molta fantasia, l’assonanza Shardana/Sardi Sardegna ha spesso fatto ipotizzare che essi fossero una popolazione proveniente dalla grande isola mediterranea o che vi si fossero insediati dopo la tentata invasione dell’Egitto. Sebbene un aiuto nell’identificazione della loro origine potrebbe venire dall’analisi del loro DNA, il processo potrebbe essere complicato dal fatto che in un bacino cosi ristretto come il Mar Mediterraneo gli scambi tra diverse etnie era decisamente facilitato.

Tra i Popoli del mare vanno ricordati anche i Sekeleš, associati ai Siculi, una popolazione indo-europea che si stanziò nella tarda età del bronzo nella Sicilia orientale, scacciando verso occidente i Sicani. Ma non erano soli nel Mediterraneo. Vi erano i Filistei, provenienti da una terra chiamata Kaftor, forse identificabile con Creta. I Filistei si insediarono sul finire dell’età del bronzo in Palestina dove costituirono varie città-stato; i ritrovamenti archeologici farebbero ipotizzare un’origine egea di questa popolazione, probabilmente ellenica o micenea. Altra teoria è che fossero i Libu, un popolo di stirpe non indoeuropea o egeo-ellenica che si era stanziato nella parte settentrionale dell’Anatolia e che potrebbero essere i progenitori dei Tirsenoi o “Tirreni”  chiamati poi Etruschi.

Stele di Lemno, museo di Atene

I terribili Tirreni
Pirati o commercianti? Forse tutte e e due. Il rinvenimento di rapporti commerciali dei Tirreni col mondo mediterraneo orientale dell’isola di Lemno sembrerebbero essere stati confermati a seguito del ritrovamento sull’isola di una stele contenente un’iscrizione rinvenuta nel 1885, in cui è attestata la lingua lemnia ovvero un dialetto molto simile all’antico etrusco. Nella letteratura latina, i Tirreni erano descritti come terribili pirati con basi in Sardegna, Corsica e nell’arcipelago toscano.

Anche Omero scrisse: « E presto, nella solida nave, apparvero veloci, sul cupo mare, pirati Tirreni: li portava la sorte funesta“. 

Quando Roma incominciò a comprendere l’importanza del controllo del mare per contrastare i pirati, il Senato ordinò al migliore dei suoi generali, Pompeo, di combatterli senza tregua. Pompeo, in seguito chiamato Pompeo Magno, suddivise il Mare Nostrum in diversi settori assegnati ai suoi Comandanti. Quindi, operando in maniera pragmatica, li sterminò senza pietà inseguendoli fino nelle loro basi: dalle Baleari alla Corsica, dalla Sardegna alle isole più nascoste dell’Egeo.

Ma chi erano i Popoli del Mare?
Gli ultimi studi sembrano essere concordi che i popoli del mare furono composti da diverse etnie, ex commercianti, divenetati poi mercenari e infine pirati, che avevano un comune scopo, trovare sul mare, in un modo o nell’altro, la loro prosperità.

Qualunque fosse la loro derivazione il mistero dei popoli del mare affascina ancora gli studiosi. Un ottimo riferimento librario è uno degli ultimi libri di Sebastiano Tusa, I popoli del Grande Verde, che tratta le loro possibili origini e interazioni.  Scopriremo gli Achei, i Troiani, ed altri popoli che effettuarono per secoli razzie nel Mediterraneo, spesso combattendo fra loro su un mare che era di nessuno.

 

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